New age

Il palazzo è mega galattico: tutto vetro e acciaio, una lama tagliente in questo paesaggio metropolitano di cemento armato. Qui gli alberi fanno coreografia e i bambini si esibiscono in acrobatiche performance sui gradini dell’arena che si apre davanti all’imponente centro commerciale, schizzando con pattini e tavole rotanti nei posti più impensabili. Gli unici ad essere a disagio in questo luogo siamo noi automobilisti, ignobilmente degradati al ruolo di pedoni con piedi gonfi e calli esasperati. E già, perché qui le macchine sono out: loro viaggiano dentro gallerie vermiformi che perforano il sottofondo della città, per poi essere fagocitate dalle bocche dei garage sotterranei come tanti Geppetto nella pancia della balena. Qui non c’è smog, e non si può fumare, la scritta “ZONA NON FUMATORI” lampeggia tetra e minacciosa da grandi insegne luminose, che altro non sono se non giganteschi monitor bi-facciali. Il lato con gli avvisi, quello più inquietante, lo vediamo noi passanti; l’altra faccia, indubbiamente più comica, se la gusta la polizia alle nostre spalle, spiando le mosse degli ignari passanti. Infatti in giro non ci sono divise, ma so che se solo faccio il gesto di estrarre il pacchetto delle sigarette dalla tasca, avrò tutto l’onore di vedermeli saltare addosso. Civiltà!
Devo comunque ammettere di provare una certa reverente emozione mentre varco l’ingresso di questo nuovo centro per il fitness: è l’ultima moda. Tutti ne parlano, anzi, sembra proprio che chi abbia la fortuna di frequentarlo (e i soldi, che notoriamente aiutano molto chi li possiede, ad aver fortuna!), lo faccia solamente per poterne tessere le lodi agli amici invidiosi; i quali, per altro, si stanno già organizzando in gruppi per vedere di rimediare almeno uno sconto-comitiva, magari aziendale.
La pubblicità onnipresente ha convinto anche me. Non è proprio possibile sfuggire al martellante gingle suadente, che dall’alba al tramonto, e anche dopo, stuzzica le orecchie dei probabili utenti, mentre stimola in erezioni notturne i sogni di tutti i poveri diavoli che qui dentro non metteranno mai piede. Anche adesso un ologramma con la scritta “FIT & FUN, affidate a noi il vostro corpo”, mi sta perseguitando girandomi attorno.
Mitico è un aggettivo decisamente ingiusto per questo luogo: la reception è un salone alto almeno cinque metri, con un pavimento di candida sabbia purissima, importata da non so più quale spiaggia e quotidianamente sterilizzata da getti di vapore a cento gradi. L’igiene innanzi tutto! e questo mi va bene, spero solamente di non essere entrato proprio nell’intervallo di tempo dedicato alle pulizie. Per gli arredi solo legno di teck naturale, e il fatto che questo povero teck sia al naturale, come il tonno dietetico in scatola, sembra mandare in visibilio i più. Una grande vetrata, praticamente l’intera parete di fondo, si apre su un giardino giapponese di minuscoli sassolini perfettamente pettinati. Ma l’attrazione clou è il soffitto: cioè un gigantesco acquario nel quale nuotano quattro candidi beluga accompagnati dalla musica new age che si sparge nell’eterea atmosfera del luogo. Di fronte a questa meraviglia, il resto passa debitamente in secondo piano, compresi i manifesti ottici tridimensionali che scendono lungo le pareti. In questi poster elettronici, immagini in movimento scombussolano l’equilibrio, travolgendo le persone che li guardano in una sorta di vertigine o mal di mare. Eppure le loro immagini sono veramente splendide: mostrano invitanti corpi di ragazze e di affascinanti signori mentre si dilettano nelle molteplici attività che il centro offre, sprizzando salute e felicità come fontane. Un sogno. Però, guardando questi manifesti, non posso fare a meno di ricordare le immagini dei vecchi filmati storici dove, durante il regime comunista, si vedeva la Piazza Rossa di Mosca addobbata con le effigi dei capi del partito.
Finalmente, nascosta dietro ad un vivo, vegeto e rigoglioso boschetto di palme da cocco, vedo trionfare su di una solida isola, la scrivania della reception con relativa ragazza-mozzafiato: una biondona siliconica con le labbra umide color ciliegia matura e unghie pendant. La sua faccia si apre in un immacolato sorriso e mi viene incontro, sul bordo della sua isola, viaggiando a venti centimetri da terra, tanto sono alti i suoi sottilissimi tacchi. Me li immagino (i tacchi!) alle prese con la candida sabbia dell’ingresso, ma forse per attraversare quella spiaggia lei usa delle pratiche ciabattine!
-Buon giorno! Benvenuto al “FIT&FUN”-. Pronuncia le parole così, a lettere maiuscole con un cinguettio. -Lei è nuovo, vero?- La mia espressione estasiata non lascia dubbi, balbettando rispondo: -Sì…è la prima volta… che vengo qui… e vorrei…vorrei affidarle il mio corpo-. Gaffe mostruosa! Lo ammetto. Ma sapete la pubblicità… e poi a lei lo affiderei volentieri. -Oh, non è a me che lei lo deve affidare- mi dice sbattendo le lunghe ciglia, -sa, noi (plurale!) qui disponiamo di medici specializzati e istruttori competenti per ogni attività; saranno loro a prendersi cura del suo corpo, e creda a noi (plurale!) ne sarà veramente entusiasta!- E continua cinguettando di tutte le discipline che si praticano nel centro “FIT&FUN” (sempre maiuscolo), mentre io mi perdo il lungo elenco irrimediabilmente attratto dalle voluminose colline del suo seno. Riprendo a respirare solamente quando l’angelica bionda, terminata la sua sviolinata introduttiva, mi piazza sotto al naso un modulo da compilare e restituire firmato. Vedendomi cadere letteralmente dalle nuvole dopo il mio soffice viaggio immaginario, e con stampata a chiare lettere sulla faccia la scritta: mi sono perso qualche cosa? occhioni di bambola riprende a spiegarmi con il suo cinguettio: -E’ una noiosa pratica burocratica, lo sappiamo (plurale!), ma è inevitabile, non volgiamo (plurale!) incorrere in spiacevoli scambi alla fine del trattamento-.
-Scambi?- Il tono della mia voce deve risultare alquanto perplesso alla biondona che si affretta a rispondere. -Non è mai accaduto naturalmente, ma certamente non vogliamo (plurale!) correre rischi. Stia tranquillo!- Cerco di stare tranquillo. Non voglio avere l’aria del provincialotto dubbioso e con superiorità compilo e firmo: -Beh, allora glielo affido (singolare), ma mi raccomando, è l’unico che ho!- Mi è scappata la battutaccia, non posso farci niente, io sono fatto così.
-Molto bene signore, parta pure tranquillo per le vacanze- mi dice accompagnandomi nel cuore del meraviglioso mondo FIT&FUN -il suo corpo, qui sarà in buone mani. Tra un mese lo ritroverà in splendida forma. Arrivederci e si diverta!-

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