El Prìncipe

Pamplona

Pamplona

 

El Prìncipe aveva fatto sempre prima.
Era nato prima. Prima si era alzato, prima aveva corso e camminato.
Bello lo era per stirpe. Nero. La pelle lucida, tesa sopra al muscolo pieno.
Prima si era fatto adulto, attento, curioso e sospettoso, nei campi sterminati di Navarra.
A sette anni Juan l’aveva incontrato, uno apprendista toro da corrida, l’altro apprendista torero.
A turno erano stati, uno per l’altro, maestro e allievo. Di nascosto. A un toro de lidia non è permesso toreare prima della corrida. In plaza de toro deve arrivare vergine, senza conoscere i trucchi del matador.
El Prìncipe era attento, mai aveva travolto o ferito Juan.
Juan riservava al toro il pascolo più ricco e offriva qualche frutto.
Poche smancerie, come si usa tra maschi.
El Prìncipe fiutava Juan da lontano e gli correva incontro. Giocava con la muleta sfiorando il cucciolo di uomo.
Quattro anni dopo, il toro maturo e nel pieno del peso, era capace di scattare con l’agilità di un purosangue, di scartare, fermarsi e tornare a caricare senza riprendere fiato. E non c’è niente come la carica di un toro.
Juan a undici era poco più di un bambino. Aspettava in ginocchio il toro in corsa a testa bassa, lo fissava negli occhi, stringendo i suoi a fessura e ondeggiava uno straccio rosso. Juan sentiva la terra vibrargli fin dentro la testa al ritmo della carica. Teneva fermo lo straccio e si spostava di lato appena prima che le corna lo toccassero.
El Prìncipe non aveva paura. Dal toril buio era entrato, imponente, nella luce fiutando il sangue e sopra a quello un altro odore.
El Prìncipe non aveva paura. Orgoglioso aveva attraversato la plaza, non aveva cercato vie di fuga girando in tondo. Agile, con un salto era volato sopra le paratie di protezione, oltre la ringhiera della gradinata. Sentiva l’odore di Juan e lo cercava, non gli importava della gente spaventata, che scappava dalla sua traiettoria, dal suo peso che travolgeva scivolando sugli spalti senza intenzione.
El Prìncipe saltava sopra ai gradini. Cercava.
Aveva inseguito una muleta come faceva per gioco e si era trovato stretto tra i gradini e il bordo della plaza.
In tanti lo avevano tenuto, legato.
El Prìncipe non aveva paura. Aveva solo cercato ancora l’odore di Juan e poi sentito la voce di lui. Un urlo mentre qualcosa di freddo lo aveva trapassato dietro alle corna.
Per un momento ancora aveva sentito il sangue caldo che sgorgava.
Poi, il buio.

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