SMS

Sola, languisce sulla spiaggia, ma ha voglia di lui e allora scrive anche se sa che non avrà risposta e lei comunque non resiste: quello che è deve essere espresso, perché trabocca e poi non trova giusto trattenere… non dire… deve sapere…
“StesaAlSoleSuQuestaSabbiaCaldaIlventoCheMiAccarezzaIlPrufumoDelmareQuelloCheManca
E’IltoccoDelleTueManiSullaMiaPelleNudaEStancaDiAspettare”
Già, lui non risponde. Allora insiste e non sa, ora, se è per rabbia, sconforto, provocazione, o solo un impulso a dire quello che sente… O un annullarsi nell’umiliare lei, sé stessa, nel mendicare…
“VorreiDartiPiacerePerchèIlMioPiacereStaNelTuoInQuelloCheVuoiDaMeEDiMe”
E insiste ancora:
“PossoFareLamorePerTerraInPiediSuUnaSediaSottoLaDocciaSulleScaleDentroUnaMacchina…
AspettoSoltantoCheTuMiDicaDoveEQuando”
All’improvviso qualcosa trilla: nuovo messaggio ricevuto!
Non è possibile, sarà un’amica, non è lui, si dice per ridurre, se mai si può, la delusione che di certo le cadrebbe addosso se il messaggio non fosse quello atteso e guarda la letterina che lampeggia, ma ha intanto il cuore stretto. Vuol darsi un tono e pigia lentamente i tasti controllando a stento la fretta e legge:
-Vodafone: Addebito SMS…_-

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Declassato

Ma va… Che dici!
Che domande! Lo sai!
Sì, sono cattolica. Mi confesso spesso. E, ovvio, faccio la comunione.
Allora?
Certo che l’ho detto, chi non lo farebbe? Se una è stupida…
Ma sì, questa lascia il negozio nelle mani di una praticante…
Allora?
Allora cosa ci si aspetta?
Se un’estetista lascia a me la cura del negozio, beh… prendo gli appuntamenti, incasso e poi dico che non è passato nessuno!
Non ti pare si meriti questo trattamento?
Il settimo?
Ma sì, lo conosco!
Ma qui non si tratta di furto, no. È lei che se lo è cercato
Declassato? Cosa intendi?
Un ciclone quando perde forza viene declassato a tempesta?
Non capisco cosa centri il comandamento.
L’ho declassato?
Ma no, sto parlando di un peccatuccio…

Impronte

Dove ci siamo persi?
Da un’ora sto frugando nel mio passato. In questa scatola. Nel nostro passato comune. Non posso farne a meno. Qualcosa è rimasto sospeso. Non vissuto. Non chiarito. Non compreso.
Biglietti, lettere, disegni, cartoline, filastrocche, fotocopie di poesie e canzoni, brani di libri, foglie con un saluto scritto sopra. Minuscoli segreti lasciati nascosti sul cristallo dell’auto, la mia casella postale. Un pensiero per me. Sai essere presente nella tua assenza. Ed ancora disegni, messaggi.
La tua calligrafia.
Magri ricordi tangibili che la realtà mi ha concesso. Religiosamente raccolti. Gelosamente conservati. Momenti sempre troppo brevi. Sguardi rubati. Dita sfiorate. Rari incontri clandestini. Un amore muto, senza tempo, senza corpo. Il mio.
Il nostro?
I ricordi mi sono franati addosso, sono rotolati su di me. Una massa indistinguibile, pesante di nostalgia e tristezza. Non ho cercato di liberarmi di loro. Sono finiti naturalmente in disparte perché le giornate corrono via sempre piene di tante cose. Non c’è tempo per pensare. Bisogna vivere.
Vivere?
Come ci siamo persi?
Fisso ipnotizzata le tue mani. Lunghe, determinate, sensibili. Guardo come si muovono. Sembrano accarezzare l’aria mentre parli e cammini. Così sei entrato nella mia vita: a lunghi passi, sovrastandomi in altezza ed età. Grigio gatto sornione. Inevitabile cadere nella rete.
Cos’è accaduto?
Questa storia è scomparsa come i dinosauri dalla terra, lasciando scheletri pietrificati dentro di me.
Un’impronta indelebile.
Quindici anni fa. Ricostruisco quel tempo dai tuoi scritti. Spulcio i miei diari. Rileggo, rivedo, mi perdo nelle emozioni di allora. Nei desideri. Nei sogni.
Strana specie di amore. Non si nutre di possesso. Non spartisce la realtà. Non si usura in consuetudini. Non si logora di incomprensioni. Sopravvive di affinità. Sintonie. Lontananze. Incontri. Intuizioni. Ricordi
Un’impronta indelebile.
Perché ci siamo persi?
Lentamente oltrepasso le nebbie della memoria e ritrovo un oscuro medioevo. Sabbie mobili dove sprofondo e annaspando cerco di parare i colpi della vita, questa vita che tento di ricostruire diversa. Con un altro uomo
Non sei mio.
Non lo sarai. Non lo voglio. Non saresti più tu. Solo un animale in gabbia. Come sono io. Io con te. Sono troppo giovane. Troppo ingenua. Troppo vulnerabile. Troppo fragile per questa realtà. Mi aggrappo alla quotidianità, agli impegni. Non c’è spazio per te. Per te che mi cerchi. Tu getti ponti. Io li taglio. Mi allontano inesorabilmente risucchiata dalla vita che ho scelto. Ecco, è andata così. Siamo scivolati via, lontano.
Lontano?
Non siamo lontani. Non lo siamo mai stati. Legati da un filo sottile navighiamo nella vita. Nelle nostre vite diverse. Legati. Siamo della stessa razza. Apparteniamo alla stessa famiglia. Ora so che è così. Lo so da sempre. Lo so perché vivi nei miei pensieri. Torni nei miei ricordi. Ti rievoco nelle mie parole, nei miei racconti. Ti cerco. Ti cerco in me. Un’impronta indelebile. Attorno alla quale sono cresciuta. Ho confrontato.
Ho compreso.
Ci sono amori che si vivono ogni giorno, altri si vivono.