Gente comune

A colpire, entrando, era il pavimento e la luce della vetrata che si apriva sull’intimità di un cortile a quell’ora ancora illuminato. Ma il pavimento colpiva prima di tutto con il contrasto bianco e verde smeraldo delle piccole sagome tonde e concave appena irregolari che si componevano in modo omogeneo in piastrelle d’altri tempi.
Dalla strada che percorreva la piazzetta, si scendeva direttamente sulla soglia sotto l’insegna in ferro con il corno postale. La porta si apriva sul curioso pavimento e sulla luce abbagliante che filtrava dal fondo, attraverso una vecchia credenza usata come divisorio. Due scuri tavoli da osteria ingombravano l’ingresso dal soffitto basso e un varco, sulla destra, lasciava vedere parte del banco-bar.
A quel punto, in genere, appariva la Padrona che rivolgendosi amabilmente all’ospite, lo guidava verso la più ampia sala dai tavoli apparecchiati con tovaglie gialle.
Questa doveva essere stata l’accoglienza riservata alla coppia di mezza età, già seduta al tavolo, che si guardava intorno. Altre due persone cenavano alla locanda: un Finanziere che, un tavolo più in là, dava leggermente le spalle alla coppia, il cinturone, con la pistola, appeso allo schienale della sedia e un altro Uomo nell’angolo più scuro, dove la credenza divideva la sala dall’ingresso. Il Finanziere mangiava, l’Uomo osservava aspettando il secondo.
-Il menu è scritto lì!-
La Padrona indicò compiaciuta alla coppia, una lavagna posta su di un cavalletto da pittore e si allontanò agile sui piedi minuti. Era piccola di statura e mimetizzava le forme abbondanti in un ampio abito blu, sopra al quale indossava una svolazzante camicia dello stesso colore. Il viso tondo era dolce, fresco e malinconico.
Con premura tutta femminile la Moglie iniziò a leggere a voce quanto possibile bassa il menù al Marito che portava grossi occhiali da vista.
-Ssssssst! Riesco a leggere da solo!-
La zittì lui risentito, come se interrompere la tranquillità del posto fosse un grave peccato.
La donna, ferita, abbassò lo sguardo rimanendo ancora una volta colpita dalla semplice bellezza del pavimento.
Una porta si aprì sui rumori della cucina e la Padrona uscì, servì l’Uomo nell’angolo e si fermò a parlare con il Finanziere:
-No, i seggi non sono ancora chiusi e poi ci si ferma per lo spoglio.-
-Ah, allora questa è solo una pausa!-
-Eh sì, ne avremo ancora per un bel po’.-
Poi riprese il percorso, raccolse la comanda della coppia, tornò con pane, acqua e vino che servì nei bicchieri, scomparve nuovamente e nella sala silenziosa cominciò a diffondersi della musica. Il Marito sorrise soddisfatto e la Moglie, che ancora non osava parlare, si alzò per guardare i bei quadri appesi alle pareti. Poco dopo anche l’Uomo dell’angolo scuro lasciò il suo posto di osservatore per uscire a fumare nella piazza.
Fu mentre l’Uomo tornava al suo tavolo, portando con sé una bottiglia di grappa presa al suo rientro dal bar, che arrivarono i due ragazzi, lui alto e magro, lei giovane e cupa. Oltrepassarono silenziosi il composto cicaleccio di posate del Finanziere che alzò appena lo sguardo e presero posto di fronte alla coppia alle prese con i ravioli ripieni d’asparagi.
Il Ragazzo iniziò subito a parlare piano, fissando con aria felice la compagna. Dal loro tavolo non giungeva che un confuso bisbiglio e non era possibile capire se anche la ragazza partecipasse alla conversazione. Lei, dopo aver dato un’occhiata distratta alle tende dai tralci d’uva dipinti a mano, aveva volto lo sguardo triste verso l’ingresso e in quella direzione l’aveva lasciato fisso.
Rintanato nella sua postazione, l’uomo dell’angolo, passò in rassegna, con comodo, le forme rotonde della giovane, disegnate dalla maglia stretta e corta sopra ai jeans che lei cercò con inutili tentativi di allungare. Infastidita incrociò le braccia sul seno, indifferente alle moine del compagno che sembravano solo rendere più profonda la sua tristezza. Non dimostrò molto interesse nemmeno per i piatti descritti dalla Padrona che riportò in cucina una povera comanda: spaghetti all’anitra per lui e un’insalata per lei.
Vicino a loro, il tavolo dove sedevano Marito e Moglie si era animato. Il Marito aveva cominciato a far commenti sulle pietanze con un volume di voce che il vino andava via, via, aumentando e ogni tanto il Ragazzo guardava divertito la coppia, spinto dall’inconsapevole istinto degli osservati a volgere lo sguardo verso gli osservatori. Era la Moglie a rubare ai ragazzi frammenti di parole, colpita dalla sordità di lui ad intendere il silenzio della compagna e dall’incapacità della ragazza a fare sua la gioia di lui.
Arrivò l’insalata che la Ragazza non assaggiò nemmeno, appoggiò i gomiti sul tavolo e con la testa fra le mani riprese a fissare il vuoto.
-C’è qualche cosa che non va?-
Chiese premurosa la Padrona mentre usciva dalla cucina
-No, no, è solo che non si sente bene. Ci scusi, se ci prepara il conto, andiamo via.-
Disse il ragazzo abbandonando definitivamente le posate per accarezzare lievemente con la punta delle dita il volto chino della compagna. Lei si alzò brusca e si avviò alla porta, ma nella fretta urtò la sedia del Finanziere. Alzò un momento il viso mostrando le lacrime e corse fuori mentre il compagno si attardò a pagare il conto.
La Moglie rimase assorta con lo sguardo fisso sulla scena già vuota. Quando capì era troppo tardi perché in quell’attimo sentì il colpo provenire dalla strada.
Sullo schienale della sedia, la fondina del Finanziere era vuota.

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2 thoughts on “Gente comune

  1. gente comune, di questi tempi… ora come allora smith & wesson?
    racconto che inizia nella luce e finisce nel buo

    mi lascia perplessa l’incipit: “A colpire, entrando, era il pavimento e la luce della vetrata che si apriva sull’intimità di un cortile a quell’ora ancora illuminato”.

    la luce dElla vetrata
    o
    la luce dAlla vetrata ?
    una vetrata fa luce in un ambiente. ma non la produce, la irradia, perchè a sua volta la riceve. (però non ne sono sicura perchè mi pare che la mia modifica non suoni bene)

    poi quando riparti dopo il punto, toglierei l’avversativo, quel “ma” mi sembra in più
    oppure metterei nella prima frase ‘a colpire entrando “erano” anzichè “era”

    e poi c’è quel dettaglio del cinturone con pistola appeso allo schienale della sedia. è funzionale al finale ma…non so se per legge un uomo in divisa possa tenere l’arma in quel modo in un luogo pubblico

    poi questa frase:
    “La donna, ferita, abbassò lo sguardo rimanendo ancora una volta colpita dalla semplice bellezza del pavimento”.
    mi pare che attribuisci al personaggio (la donna, o moglie) un pensiero del narratore, quando scrivi ‘rimanendo ancora una volta colpita dalla semplice bellezza del pavimento’ perchè fino a quel momento la donna non aveva fatto alcun cenno al pavimento, mentre il narratore si.

    che è simile a questo secondo momento:
    “… colpita dalla sordità di lui ad intendere il silenzio della compagna e dall’incapacità della ragazza a fare sua la gioia di lui”.
    sento che stride un po’ descrivere i pensieri di un personaggio, mentre tutto il resto del racconto è descrizione ambientale, o di movimenti e posture, o di caratteristiche fisiche, oppure dialoghi.

    ecco, ho finito 🙂 ciao

    • Ti ringrazio molto per le tue note, è sempre interessante sapere cosa arriva a chi le legge.

      Inizio dal cinturone con la pistola sullo schienale della sedia: è partito tutto da lì, ho fisicamente visto il finanziere e la sua pistola sulla sedia, da questa immagine è nata la storia. È probabile che non si possa fare, ma lui l’ha fatto.

      l’incipit: ho sottointeso alcune cose dando per scontato che sì, una vetrata non brilla di luce propria, non la produce, ma ne permette solo il transito.
      Potrei correggere così:
      “A colpire, entrando, era il pavimento e poi la luce dalla vetrata che si apriva sull’intimità di un cortile a quell’ora ancora illuminato.”

      IL “Ma il pavimento…” fatico a toglierlo, perchè ci tengo a sottolineare che quel pavimento colpisce chi entra e con la frase: “questa doveva essere stata l’accoglienza riservata alla coppia…” anche qui sottointendo che non è solo la padrona ad accogliere le persone che entrano, ma è tutto l’ambiente anche con la sua luce, il pavimento, i mobili, le tovaglie…
      Quindi per me la Moglie, che poi si interessa dei quadri, ha di certo notato il pavimento e tutto il resto con la stessa curiosità che mette nell’osservare la coppia di ragazzi.
      Tutto quello che l’io narrante vede, lo vede anche la Moglie, ma da quanto mi dici, qusto non è chiaro.

      Per quanto riguarda questa parte:
      “… colpita dalla sordità di lui ad intendere il silenzio della compagna e dall’incapacità della ragazza a fare sua la gioia di lui”
      è quello che la moglie vede e considera osservando il comportamento dei ragazzi e, in effetti, ora che me lo fai notare, è una scorciatoia. Non faccio in modo che questo si intuisca dalle azioni, ma lo dico.

      Grazie ancora, 510! 😉

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