Senza orario Senza Bandiera

Rita

(La foto della testata è di Paolo Nespoli: The first view out of the Soyuz window
17 dicembre 2010)

 

Auguri!

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Ogni riferimento è puramente casuale

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Ecco, proprio così! Proprio come se mi fosse nevicato nel cervello! Ad un certo punto tutto era piatto, calmo, omogeneo. Addio contrasto!
Lei può immaginare, vero, la mia soddisfazione? Mi urtavano tutte quelle differenze, le irregolarità… Lei sa… Una questione di equilibrio, di gusto, precisione… Ma è questo mondo che diventa sempre più dissonante! Un frastuono anche per gli occhi!

E poi la gioia di quel candore. La pace.
Mi muovevo abbagliato e sorridevo e mi guardavo intorno e tutto era bianco. Annullato. Una purezza primordiale.

Ci ho messo un pò. Subito non me ne sono accorto. Solo più tardi…
Ecco… Camminavo, ma senza riferimento non sapevo più se ero fermo o in movimento. Non sapevo neanche dove stessi andando. Non capivo nemmeno se stavo ancora pensando.
Avevo solo un bianco dilagante nel cervello
bianco
b  i  a  n  c o
b    i    a    n    c    o
non c’era più niente di diverso

Favola di Natale

auguri

Appena sveglia Martina corse nell’altra camera, si buttò sul grande letto e, abbracciandolo, chiese al padre:
-Papà, hai un pezzo del mio puzzle?-
-No piccola, mi dispiace, ma ti prometto che sarai sempre la mia bambina.- E se la strinse addosso.
La domenica, Martina chiese al nonno:
-Tu hai un pezzo del mio puzzle?-
-No cara, ma se mi prendi per mano andiamo a passeggio io e te.- Fu una bella giornata e al rientro la bimba, accarezzandolo, chiese al gatto:
-E tu hai forse un pezzo del mio puzzle?-
-Non so cosa sia, io posso dormire sulla tua pancia.- E così fece ronfando beato, ma arrivò la sorellina di Martina che disse:
-Io non ho un pezzo di puzzle, però ho la bambola, vieni con me! E corsero via insieme.
Qualche giorno dopo, mentre la madre l’aiutava a vestirsi, Martina chiese:
-Mamma, tu hai un pezzo del mio puzzle?-
-Mi dispiace bimba, non ce l’ho; posso però svelarti i segreti per diventare donna.- Martina fu entusiasta dell’idea.
Quando arrivò a scuola chiese al maestro:
-Lei ha, per caso, un pezzo del mio puzzle?-
-Non credo proprio Martina, ma se mi segui posso insegnarti a giocare con i numeri e le parole.- E giocarono insieme.
Martina cresceva e continuava a chiedere a tutti se avessero un pezzo del suo puzzle. Lo chiese ai cavalli che la fecero montare in groppa per farle sentire il vento; lo chiese agli alberi, all’erba, ai fiori, alle montagne e al mare che le offrirono gioia. Lo chiese agli amici e ai compagni di scuola, che risposero in coro:
-No, ma ti aiutiamo a cercarlo!-
Era già passato molto tempo e Martina chiese ad un uomo:
-Hai un pezzo del mio puzzle?-
-No, amore mio, io ho te!-
Lo chiese anche al loro bambino:
-Piccolo, tu ce l’hai un pezzo del mio puzzle?-
E il bimbo, stampandole un bacione umido sulla guancia, le disse:
-Puoi accontentarti di questo?-
Un giorno, Martina, fece la sua domanda al barista:
-Cara signora, io ti offro un caffè!- Fece la domanda alla fornaia che le regalò un panino, al commesso che le offrì un sorriso e al benzinaio che le pulì il cristallo dell’auto.
Ormai Martina era diventata molto vecchia. Viveva sola e quella notte, la notte di Natale, il sonno non voleva proprio farle compagnia. Si alzò dal letto e se ne andò in cucina. Non accese la luce, quella della luna entrava dalle finestre e un raggio cadeva proprio al centro del tavolo dove qualche cosa brillava. Martina si avvicinò e trovò un sacchettino. Lo aprì e subito uscirono centinaia di pezzetti.
-I pezzi del mio puzzle!-
I pezzetti cominciarono a cercarsi e ad attaccarsi da soli uno all’altro. Ci misero un bel po’ e solo quando il sole era già sorto, Martina potè vedere il suo puzzle completo: un grande disegno dove c’erano i volti di tutte le persone, i musi di tutti gli animali e tutto quanto, bello e brutto, buono o doloroso, avesse incontrato nella sua vita.
– Grazie. Per fortuna siete arrivati tutti!- Esclamò. -Se anche un solo di voi non fosse stato presente, avrei perso molto.-