Comunicazione di servizio

rosa ristretto_2

-Questa pagina è troppo piccola per noi due!-
La porta dell’ufficio si è bruscamente spalancata sull’espressione sorpresa della Copy:
-Ci risiamo, devo accorciarti la body? Guarda che l’ha voluta il cliente, io non centro, l’ho solo corretta.-
-Ma, scusa, guarda qui!-
L’Art riprende la sua offensiva sbandierando un foglio davanti agli occhi della collega.
– Non mi dirai che sta bene! E poi chi legge tutte queste cose!-
-Riduci il corpo, l’interlinea, stringi il carattere, cambia il font! Insomma, fai come vuoi, ma non chiedermi di rimettere le mani per la settima volta su quel testo, mi rifiuto di farlo!
-Se è per questo, io ho altre undici versioni della stessa pagina!
Non ti pare che questa immagine dica già tutto?-
-A proposito, il Capo… non ti ha detto niente?-
-No. –
-Al solito! Il cliente vorrebbe un’altra proposta di visual. Di questa non è convinto.-
-Perché?-
-Mah, secondo lui è troppo… Come dire… Non sufficientemente evocativa?-
-?!-
-Beh, sì! Vorrebbe un’immagine diversa…-
-E lo viene dire adesso? –
-Pare che il suo consulente di marketing sostenga che la campagna dovrebbe creare più aspettativa, più curiosità e interesse. –
-Che genio! Tutte le campagne cercano di creare aspettativa, curiosità, interesse e anche emozione! –
-Mah, secondo lui la nostra non ne suscita abbastanza.-
-Ah! Poi però vuole una body che spieghi tutto come una ricetta di cucina!-
-Ognuno ha i clienti che si merita, mia cara!-
-Ma ce li meritiamo tutti noi?-
-Comunque un’altra proposta bisogna farla. Però della headline non ti puoi lamentare, ho superato me stessa!-
-Sì, ma se mi stava su una riga era meglio!-
-Non posso usare meno parole di così! Se fosse per te, toglieresti anche il marchio!-
-Toglierlo proprio no, ma metterlo più piccolo, magari…-
-Ti ricordo che i clienti pagano per vedere il loro marchio stampato sulle pagine pubblicitarie.-
-Allora mettiamo solo il marchio!-
-E dai! Qualcosa bisogna pur dire, almeno per giustificare i costi al cliente. Due parole per ribadire il concetto me le devi concedere.-
-Tu le parole non le perdi mai, vero? Dobbiamo comunicare in modo efficace o limitarci a guadagnare uno stipendio?-
– E tu sapresti rinunciare alle tue immagini?-
– Di certo tu, quando pensi ad una parola, la immagini con tutte le lettere di cui è fatta, messe ordinatamente in fila! Pensa al caffè, vedi forse la parola caffè così com’é scritta?-
-No!  Sento il profumo! Forza, andiamo al bar!-
Le due donne si avviano alla porta e la disquisizione prosegue lungo la strada.
– Vedi? Sono le immagini ad essere evocative!- continua l’Art
– Può darsi, ma l’immagine è stata suggerita dalla parola pronunciata: il caffè, nel nostro caso.-
– Ma se ti dico la parola caffè in una lingua che non conosci pensi che possa essere evocativa? Se, invece, ti faccio vedere una bella immagine di una tazza di caffè fumante… Il gioco è fatto!-
-D’accordo! Il caffè lo pago io, ma il tuo esempio dimostra soltanto che è necessario conoscere il significato delle parole ed essere certi che chi ascolta comprenda la lingua con la quale comunichiamo.-
-Scusa se è poco! Un’immagine non ha bisogno di essere tradotta in nessuna lingua!-
-Già, ma fai vedere la tua bella tazza di caffè a qualche tribù che vive ancora nella giungla! Come vedi, è sempre una questione di cultura e conoscenza. Credi esistano veramente simboli decodificabili da qualsiasi cultura?-
-Secondo Jung… Magari non sarà la tazza di caffè…-
-E tu credi che il nostro cliente abbia letto Jung?-
La risata che ne risulta è catartica.
-Comunque tutto questo non risolve il problema di trovare una nuova immagine che sia sufficientemente evocativa agli occhi del nostro cliente.-
Riprende, con un tono appena appena acido, la Copy, mentre chiude dietro di sé la porta dell’ufficio dove sono ritornate.
L’Art sa bene che a parole non può tener testa ad un copy, le manca l’arguzia e incassa il colpo. Lei sa parlare solo per immagini.
Dopo qualche minuto la porta dell’ufficio della Copy viene nuovamente spalancata.
-Ecco qua! Il giusto compromesso tra copy e visual, l’equilibrio assoluto tra dire ed evocare, quello che nessun pubblicitario ha ancora mai osato!-
E l’Art mostra la sua maquette dove appaiono soltanto tre grossi puntini di sospensione e sotto un marchio.
-Che ne dici mia cara? Cosa sottintende, evoca e suggerisce più di tre puntini di sospensione, simboli per eccellenza di ciò che ha da venire? La campagna pubblicitaria perfetta, il simbolo stesso dell’idea della pubblicità: significante e significato…-
-Splendido! Meraviglioso! Fa-vo-lo-so! Non ho parole, ma immagino quelle del nostro cliente sulla lettera che ci invierà per rompere il contratto: tutte scritte in Morse!-

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