La vita degli altri _zero uno

valigia
Una ventiquattrore o un trolley sarebbero passati inosservati nel vano posteriore di un’auto in zona industriale. Ma una grande valigia grigia caricata di sghembo è fuori luogo. Per di più con una pentola a fianco.
Si tratta di un trasloco, penso, mentre l’auto davanti a me parte, attraversa l’incrocio e si allontana dalle mie distratte considerazioni.
Al mattino, con la bella stagione, il caffè lo prendo al bar, giusto per dar aria ai pensieri.
Lascio l’auto in un parcheggio poco discosto dalla piazza, a piedi mi avvio e la vedo, la grande valigia grigia di ieri.
È fuori dall’auto, a terra e vicino un fornellino a gas sostiene una moka che fuma. Due passi più in là c’è una fontanella, un uomo si lava i denti. Sopra all’auto è steso, al sole incerto del mattino, un sacco a pelo e un cuscino, sul sedile c’è un grande orsacchiotto bianco.
-È per mia figlia.- Mi dice l’uomo.
-Oggi compie quattro anni.-
-Da dopo il divorzio vivo così.- Accenna al suo accampamento.
Gli sorrido.
Lui guarda il sacco a pelo, il caffè, lo spazzolino, fa un sorriso e un gesto, come a scusarsi del disturbo.

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Quel che resta di Tonner

tonner
È l’assenza che resta impressa
dove mi aspetto di trovarti.
Persistente.
Tenace come la risoluzione
a vivere
che avevi oltre ogni regola
che impone acqua e nutrimento.
Caparbia rifiuti offrendo, consunta,
un sommesso vibrare a una carezza.
Resta la consistenza della presunzione
il peso dell’arbitrio
di aver deciso io
per te.