Madrigale della porta

Muggia_orizzonte

Se ora tu bussassi alla mia porta
la troveresti aperta, divelta
dal vento di burrasca
la tolda spazzata dalla pioggia e dentro
un cielo azzurro a vista da ogni stanza
che dell’amore ora ne ho abbastanza
direi tessendo alle mie vele un nuovo ordito
ma senza smettere di amare
disegno l’orizzonte con un dito.

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Io so

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Certa gente è insopportabile. Si finge disponibile, ti fa credere di essere corretta. Si fa vedere puntuale.Timbra in orario. Fa lo straordinario gratis.
Eppure io so e non mi fido.
Non sopporto certa gente. Pidocchiosi! Parassiti!
Io corro tutto il giorno e sputo l’anima. Mi sfianco, mi umilio davanti al cliente. Devo sorridere, entrare in sintonia, capire la psicologia del personaggio che ho di fronte.
Mi consumo. Telefono. Fornitore.Telefono. Cliente. Telefono. Preventivo. Amministrazione. Produzione. Consegna. Telefono e ancora problemi in azienda.
E certa gente sta davanti a un monitor tutto il giorno. Seduta. E ha diritto alla pausa! Non ha pensieri, non ha stipendi e tratta da pagare, conti da far quadrare e clienti insolventi.
È gente che non ti fa un sorriso, non dice un “bravo” a te che li mantieni. Ti rimprovera con lo sguardo. Pretende.
Non mi fido di certa gente, non credo alla bontà d’animo, all’impegno e alla ore passate in più al lavoro. Se lo fanno hanno qualche motivo loro. Di certo si fanno a mie spese qualche lavoretto extra. Io non controllo, non ne ho il tempo, ma non sono nato ieri. Sono stato anch’io assunto…
Così sorrido quando parlo con uno di loro. Fingo di fare confidenze, parlo male dei suoi colleghi, per fargli credere che di lui mi fido, che è il mio preferito. Così si ammorbidisce, si sente importante.
Tanto poi davanti agli altri, lo tratto come loro. Anche peggio.
Con disprezzo li umilio e così li frego.

La vita degli altri_zero due

cavallo_testa
Napoleone è un grosso baio tozzo. Più che ad un elegante cavallo da sella assomiglia a uno da lavoro.
Porta in giro per il maneggio i principianti. Trascina gli zoccoli sulla sabbia ruvida, annoiato. Si ferma ogni momento e allunga il collo verso il basso. In groppa un cavaliere irrigidito dal timore strattona le redini, lo picchia con i talloni sul costato, lo tocca col frustino. Indifferente il cavallo strappa un ciuffo d’erba che sporge oltre lo steccato e mastica per quel che può col ferro in bocca.
Riparte al trotto all’apparire della frusta lunga di cui il maestro è armato e il cavaliere, impreparato al repentino cambio di andatura, si aggrappa con le redini alla sua bocca per mantenersi dritto.
Obbedendo alla strattonata Napoleone si ferma, aspetta un ordine meno incongruo mentre trascorre il tempo della lezione e qualche metro quadro di spazio chiuso lo attende per il riposo.
Ma oggi si esce in passeggiata e anche Napoleone sarà del gruppo. Tocca a me, ultima iscritta alla gita.
Mi dicono di aver pazienza, sanno che un cavaliere esperto non ama i brocchi, Napoleone è lento, non proprio divertente e rimane indietro, ma non c’è altro a disposizione.
Passo brusca e striglia sulla sua groppa scura, gli parlo e lui mi guarda di scorcio con sospetto. Gli accarezzo il collo e gli gratto il ciuffo tra le orecchie.
Napo solleva la testa e annusa, avvicina al mio viso una narice di velluto nero che aspira e soffia e anch’io soffio piano nel suo naso.
Sella, finimenti e poi, con delicatezza, in groppa.
Qualche passo e ci si intende, assecondo con il mio il suo movimento e lui allunga il passo, sciolto.
Si esce per prati e sentieri, boschi e vallette in fila indiana.
Siamo gli ultimi, io e Napo, lui cammina divertito a testa alta e non perde di vista la coda di chi ci precede, io mi guardo intorno.
Si trotta per un sentiero e poi via al galoppo.
Mantengo un leggero contatto con la sua bocca, non lo incito lascio che sia lui a fare l’andatura solo lo accarezzo e parlo.
Sarà il tono della voce, le carezze o i complimenti che gli faccio per l’impegno che ci mette… Non è veloce, ma nemmeno così lento, credo si diverta, sì, e spinge il suo galoppo al massimo.
Qualche momento dopo si rallenta tutti e ci si rimette al passo.
Batto con affetto la mano sulla spalla di Napo, lui cammina allegro, a vederlo non sembra più un brocco.
Forse non è bello, ma adesso pare orgoglioso e soddisfatto di sé.