Minorata silenziosa

 

 

Non basterebbe una montagna di parole. Ma no! Ma no!
Non basta! Le parole aprono porte, ma chi entra. Chi?
Si muovono dentro di te, calpestano.
C’erano fiori prima…
Le parole sono cesoie. Lame.
Quelle degli altri. E le tue che non escono più.

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Deviato speciale

Tu parti, vai per la tua strada e arrivi ad un punto, ad una interruzione di quel tracciato e per continuare ti trovi deviato su un altrove che non avevi considerato prima. Semplice! Non è che si tratti di un’alternativa, è una costrizione bella e buona verso un diverso contorto che non è detto finisca col riportarti sul tuo percorso, ma può succedere che la deviazione passi attraverso luoghi interessanti e magari, poi pensi, anche più della diritta via.

Colpo di fortuna

Di tutto quel di più non rimaneva che un moncherino.
Non era stata una scelta sofferta. No, la sofferenza aveva preceduto la rimozione.
A ferirlo era stata la diversità. Era indiscutibilmente diverso dalla nascita.
Difettato.
E non passava inosservato. Così credeva, anche se nell’insieme, occorrevano occhi attenti per individuare il suo difetto.
Adesso si sentiva soddisfatto.
Guardava il moncherino rimasto e ringraziava il colpo di fortuna, il bruco che con cura aveva ridotto, morso dopo morso, la fogliolina di troppo che prima lo rendeva quadrifoglio.

Lasciare un segno

Non li amo i temperamatite, sempre i primi della classe! Così limati, precisini e ordinati! Punte sintetiche le loro! Fatte in serie. No, non li amo affatto. Luoghi comuni.
Preferisco una punta tagliata a bisturi, scavata di una personalità sempre diversa, selvatica, ma franca. Precisa quanto basta per lasciare un segno.