La vita degli altri_zero due

cavallo_testa
Napoleone è un grosso baio tozzo. Più che ad un elegante cavallo da sella assomiglia a uno da lavoro.
Porta in giro per il maneggio i principianti. Trascina gli zoccoli sulla sabbia ruvida, annoiato. Si ferma ogni momento e allunga il collo verso il basso. In groppa un cavaliere irrigidito dal timore strattona le redini, lo picchia con i talloni sul costato, lo tocca col frustino. Indifferente il cavallo strappa un ciuffo d’erba che sporge oltre lo steccato e mastica per quel che può col ferro in bocca.
Riparte al trotto all’apparire della frusta lunga di cui il maestro è armato e il cavaliere, impreparato al repentino cambio di andatura, si aggrappa con le redini alla sua bocca per mantenersi dritto.
Obbedendo alla strattonata Napoleone si ferma, aspetta un ordine meno incongruo mentre trascorre il tempo della lezione e qualche metro quadro di spazio chiuso lo attende per il riposo.
Ma oggi si esce in passeggiata e anche Napoleone sarà del gruppo. Tocca a me, ultima iscritta alla gita.
Mi dicono di aver pazienza, sanno che un cavaliere esperto non ama i brocchi, Napoleone è lento, non proprio divertente e rimane indietro, ma non c’è altro a disposizione.
Passo brusca e striglia sulla sua groppa scura, gli parlo e lui mi guarda di scorcio con sospetto. Gli accarezzo il collo e gli gratto il ciuffo tra le orecchie.
Napo solleva la testa e annusa, avvicina al mio viso una narice di velluto nero che aspira e soffia e anch’io soffio piano nel suo naso.
Sella, finimenti e poi, con delicatezza, in groppa.
Qualche passo e ci si intende, assecondo con il mio il suo movimento e lui allunga il passo, sciolto.
Si esce per prati e sentieri, boschi e vallette in fila indiana.
Siamo gli ultimi, io e Napo, lui cammina divertito a testa alta e non perde di vista la coda di chi ci precede, io mi guardo intorno.
Si trotta per un sentiero e poi via al galoppo.
Mantengo un leggero contatto con la sua bocca, non lo incito lascio che sia lui a fare l’andatura solo lo accarezzo e parlo.
Sarà il tono della voce, le carezze o i complimenti che gli faccio per l’impegno che ci mette… Non è veloce, ma nemmeno così lento, credo si diverta, sì, e spinge il suo galoppo al massimo.
Qualche momento dopo si rallenta tutti e ci si rimette al passo.
Batto con affetto la mano sulla spalla di Napo, lui cammina allegro, a vederlo non sembra più un brocco.
Forse non è bello, ma adesso pare orgoglioso e soddisfatto di sé.

La vita degli altri _zero uno

valigia
Una ventiquattrore o un trolley sarebbero passati inosservati nel vano posteriore di un’auto in zona industriale. Ma una grande valigia grigia caricata di sghembo è fuori luogo. Per di più con una pentola a fianco.
Si tratta di un trasloco, penso, mentre l’auto davanti a me parte, attraversa l’incrocio e si allontana dalle mie distratte considerazioni.
Al mattino, con la bella stagione, il caffè lo prendo al bar, giusto per dar aria ai pensieri.
Lascio l’auto in un parcheggio poco discosto dalla piazza, a piedi mi avvio e la vedo, la grande valigia grigia di ieri.
È fuori dall’auto, a terra e vicino un fornellino a gas sostiene una moka che fuma. Due passi più in là c’è una fontanella, un uomo si lava i denti. Sopra all’auto è steso, al sole incerto del mattino, un sacco a pelo e un cuscino, sul sedile c’è un grande orsacchiotto bianco.
-È per mia figlia.- Mi dice l’uomo.
-Oggi compie quattro anni.-
-Da dopo il divorzio vivo così.- Accenna al suo accampamento.
Gli sorrido.
Lui guarda il sacco a pelo, il caffè, lo spazzolino, fa un sorriso e un gesto, come a scusarsi del disturbo.