Parole orizzontali

di questi tempi

terenzin

Terezin, il lager dei bambini, è diventato una testimonianza perpendicolare, una stalagmite in bronzo che ammonisce.
Guardo la forma dello stillicidio. Una goccia per bambino. Un pilastro di lacrime.
<… li hanno uccisi perché diversi… quindicimila… sterminati…>
Una piazza di parole.
<… e per loro un segno che si stagli a memoria…>
Un monumento eretto, un solido pensiero a quindicimila bambini morti.

Morti per la diversità.
<… non dimentichiamo… ricordiamo… >
Ma nel ricordo ricordiamo che erano diversi.

Penso a monumenti orizzontali. A parole che ricordino: lo sai, siamo tutti uguali.

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A bagno

1/3 di Campari rosso, 1/3 di bianco, 1/3 di gin.

Il corpo affonda nella vasca da bagno, tutto il resto nel bicchiere.

A bagno il bruciore delle ferite si attenua e ti strappa un sorriso. Ebete, lo ammetto, ma pur sempre un sorriso. Non venite a dirmi che è triste, ci si arrangia. E poi la vostra perfezione non mi suona sincera. Ok, ok, ritiro tutto, mi scuso, alzo le mani, siete nel giusto, il manuale delle regole pronto in tasca. Tanto di capello, avere classe è un privilegio. Mi basterebbe accucciarmi ai vostri piedi, incosciente come un cucciolo. Sarebbe già vita.

Eccomi invece mentre annego ancora nei fuori schema. Mi impiglio nel filo spinato della consuetudine. Inciampo nei punti di vista diversi. Mi brucio sul rogo della fredda schiettezza.

Perdonatemi, non so mentire.

Iò (Prometèo incatenato)

Sala d’attesa deserta di una stazione di periferia, una panca addossata ad un muro, un tavolino con un bicchiere sporco, il bar chiuso. La luce entra a strisce orizzontali da una finestra, carte per terra. Appesa al muro una vecchia locandina di uno spettacolo teatrale: Prometeo incatenato.

Lei entra in scena con un tubino di paiettes rosso molto corto e senza maniche, stivaletti neri con il tacco altissimo trascinando un trolley rosso e tenendo in mano un libricino. Sta scappando da qualcuno. Il trucco le cola leggermente, il rossetto sbava e l’acconciatura è sciupata. Si siede e legge.

<<Il pensiero genera la materia, quindi la realtà che viviamo non è qualcosa di esterno e scollegato da noi, piuttosto è vero il contrario: la realtà è un riflesso della mente.

È chiaro perciò quanto sia importante riuscire a trasformare i propri pensieri per cambiare la realtà che ci circonda. Possiamo modificare letteralmente la realtà che stiamo vivendo, proiettando una “nuova realtà” che creiamo consapevolmente dentro di noi.

Quando ne diventi consapevole, inizi a stare molto attento a quello che pensi>>.

Chiude il libro e lo guarda

Stai cercando di dirmi che sono io la responsabile della mia situazione?

Che modificando quello che penso, cambio la mia vita?

Mi posso liberare dall’orco che mi tiene prigioniera, che mi trascina in giro, che mi usa per pagare i conti come una carta di credito? Mi posso liberare di quelle sue occhiate, dal tormento delle sue mani schifose, solo se penso che ci posso riuscire?

Ok, ok, sono già scappata da lui, sono qui in stazione pronta a salire sul primo treno che passa. Rivoglio la mia vita, un lavoro decente, riprendere i miei studi, una casa tutta mia. Un gatto!

Come vedi mi sono fatta il mio film (parla al libro) e, adesso, vorrei realizzarlo.

Sì, ma… con che soldi? Come compro il biglietto?

Hai qualche idea da suggerirmi per far materializzare un paio di bigliettoni qui e adesso?

Pensa

Sì!

Chiamo mio padre e me li faccio mandare!

Ma che lo chiamo a fare, mi ha cacciato di casa appena ha visto chi mi aveva messo gli occhi addosso, non voleva rogne con quello…

Figuriamoci se mi aiuta.

Conoscendolo al massimo mi rimanda all’inferno.

Non è una buona idea, ok, ma nessun problema, ci sarà un’altra soluzione.

E poi ho i consigli del manuale.

Legge

<<Innanzi tutto osserva la tua attuale realtà e siine consapevole. Non sempre quello che a prima vista sembra negativo lo è del tutto. Spesso è solo un passaggio fondamentale sulla strada del cambiamento. A volte aiuta molto anche semplicemente modificare il punto di vista, non accanirsi nel vedere solo il difetto, la negatività. Ci sono sempre degli aspetti positivi in ogni situazione e spesso guardandoci alle spalle, sono proprio quelli che ci hanno reso più forti e ci hanno fatto crescere. Prenderne coscienza aiuta a migliorare il pensiero che abbiamo di noi stessi e quindi anche la nostra vita>>.

Ok, d’accordo, quindi?

<<Ad esempio, sfogliando i miti classici, nel “Prometeo incatenato”, sembra che il Titano sia una vittima. Ha voluto donare il fuoco agli umani contravvenendo alla volontà di Zeus e per questo dovrà rimanere per sempre incatenato. Ma osservando con attenzione, non è poi così vero. Infatti Prometeo sa di avere una carta vincente, conosce un segreto che potrebbe costare il trono al capo supremo degli dei e Zeus dopo averlo condannato, pur di conoscerlo lo farà liberare. Prometeo diventa così uno dei più grandi miti di tutti i tempi, non tanto o non solo grazie al suo gesto generoso, ma al martirio che dovrà sopportare per questo. Inoltre il fatto di averlo condannato con tanta determinazione e ferocia renderà il gesto di liberare Prometeo doppiamente umiliante per il signore dell’Olimpo>>.

Fa una faccia delus

Beh, tutto qui? Non ci tengo proprio a diventare un mito. E poi io non me la sono cercata come Prometeo! Non ho infranto divieti. Vivevo. Vivevo solo la mia vita, molto semplicemente, senza tanti grilli per la testa.

E poi, ok, sì, volendo proprio trovarci dei lati positivi, nella mia situazione, ecco, viaggio molto, vedo bei posti, conosco tanta gente diversa… anche se preferirei non conoscerla così… a fondo.

Però un’idea mi è venuta, magari potrei chiedere aiuto a quello!

Mi ha messo lui in queste condizioni per paura della moglie e.. quindi io lo posso ricattare!

Seh!

Con quali prove? Non ho una foto e nessun abito alla Monica Lewinsky.

Quello mi incenerisce con un fulmine.

Legge

<<È normale che i risultati non siano immediati e che ci siano insuccessi. Servono impegno e lavoro. Consideriamoli, l’impegno e il lavoro, come un equo scambio, un investire energia che tornerà in dietro con gli interessi portandoti il risultato che vuoi raggiungere>>.

Ok, ok, ma non ho tutto questo tempo adesso! Firmerei volentieri una cambiale, un assegno postdatato, impegnerei l’orologio se solo avessi un blocchetto di assegni o un orologio.

Guarda verso la porta di ingresso della stazione e poi il manuale

Forza, dammi qualche idea da usare subito.

<<La fiducia è la chiave per un’esistenza felice! Credi in te! Diventa consapevole che sei unico! Ricorda che gli altri possono avere ciò che hai anche tu, ma non possono essere ciò che sei tu>>.

Grazie e buongiorno! Vorrei proprio vedere quante vorrebbero essere come me! Un consiglio più pratico no?

<<Puoi utilizzare la tecnica delle visualizzazioni, proiettando interiormente le immagini di come vorresti trasformare la tua realtà. Puoi visualizzare il progetto della tua vita ma anche, più semplicemente, come vorresti la giornata che stai per affrontare.

Portare attenzione consapevolmente a ciò che desideri profondamente ti permetterà di manifestarlo più velocemente nella tua vita>>.

Aspetta, aspetta… ecco visualizzo un paio di banconote da 50… belle, rosa, nuove… sono dentro alla tasca del mio trolley, le prendo e vado a comprare un biglietto per il treno…

Fruga nel trolley, ma ovviamente non trova i soldi e consulta di nuovo il manuale

<<Il successo non si misura in denaro, ma in felicità. La ricchezza è un effetto del successo e il successo arriva quando insegui il tuo sogno. Devi capire perché stai facendo le cose che stai facendo, essere onesto con te stesso…>>.

Chiude il libro e lo guarda seria

Ok, ho capito.

Si alza prende il suo trolley, getta il manuale in un cestino.

Forza, andiamo a farci un paio di marchette…

Esce

Clear

di questi tempi

telefono

Fu un caso.
Una particolare congiuntura volle che tutti i pianeti del sistema si allineassero, creando un vortice di attrazione potenziato dall’energia di un’esplosione solare e questa sorta di fuso gigante, ruotando, filò un raggio di neutrini così denso da sembrare un filo di ragno teso dallo spazio profondo fino al suo cellulare.
È certo che lui non se ne accorse, non subito almeno. E anche quando capì, il modo non gli fu chiaro.
Ma che ci fosse una spiegazione scientifica era ininfluente. Ai fini pratici capire perché piove o nevica, lascia il tempo che trova, non modifica né la natura e nemmeno l’importanza dell’evento. È il risultato che conta.
E qui il risultato era inopinabile.
Il processo era semplice: lui inquadrava attraverso la fotocamera del cellulare, metteva a fuoco un oggetto o un dettaglio, nel senso che era esattamente quella la cosa, il punto che a lui interessava, a…

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2018

Che sia un anno fuori dai luoghi comuni, dalle banalità, dalle frasi di convenienza, un anno di pensieri e parole nuove, di punti di vista diversi. Dove non sia d’obbligo essere i primi della classe, dove ci si senta fieri anche quando al petto la vita ci attacca medaglie di latta. Un anno di semplicità, di piccole cose preziose, di voci sommesse, di delicato rispetto, di sorprendenti silenzi e preziosa intimità.

Che sia un anno di vita.

Il monologo di Bea

BEATRICE

anni 50

Piccola di statura, rotonda, due splendidi occhi azzurri.

Lavora in una mensa

Fine lavoro, si asciuga le mani sul grembiule, prende un piatto con una fetta di dolce e una forchetta. Parla al dolce, racconta e si siede ad un piccolo tavolo rotondo sull’unica sedia

Sono stata brava, hai visto come ho tirato su il tuo ragazzo?

Caro il mio tesoro, adesso si fa anche abbracciare!

Eh! perché dopo che voi avete fatto i vostri comodi, beh…

Dicevano che era diventato autistico

Lo shock

Tu e quell’altro che sta in galera

Non riuscivo a perdonarvi

Non posso perdonarti

Quando ho saputo che alla fine ti aveva ucciso, cara sorellina

Beh, che ti devo dire

Ti sta bene e tu sai che non mi puoi biasimare

Mi hai portato via tutto

Ben ti sta

E come vedi è stata fatta giustizia

Quello che doveva essere il mio ragazzo, quello che non ho potuto mettere al mondo

Mi è arrivato comunque.

Pensavi che sarei diventata vecchia e sola

Invece guarda un po’ chi si prenderà cura di me

Mentre qualcun’altra se ne sta triste e sola

E sotto a un metro di terra

No, non sono cattiva, non lo sono

È giustizia e poi quel ragazzo l’ho proprio cresciuto bene

È un amore

E io gli ho voluto tanto bene, molto più della sua vera madre

Da te solo il terrore

Ti rendi conto gli sei morta davanti agli occhi?

Tutto quel sangue

Si è dimenticato di te, sai?

E suo padre…

No, se avesse sposato me non sarebbe successo

Ne sono sicura

Ti rendi conto che non potevo toccarlo, non potevo abbracciarlo?

Io sono stata una vera mamma. Io ho avuto tutta la pazienza che serviva. Io ci sono sempre stata per lui. Io ho fatto in modo che tutto quell’orrore sbiadisse giorno dopo giorno nella sua testa

Io ho lavato tutto quel sangue dai suoi ricordi

Io, io, io

La storia del cane nero

di questi tempi

Orietta era davvero molto bella. Da giovane. Ora di anni neha ottanta e forse anche di più. Ha fatto la puttana, ma ai suoi tempi non c’era l’aidiesse, pensa lei. Magari ci si prendeva qualche altra malattia, ma l’aidiesse no. Comunque Orietta ne ha viste tante nella sua vita, anche senza quella malattia, ne ha viste tante come lei morire. Magari di crepacuore. Non è un bel mestiere, no, ma si può fare. A lei è andata così, non è morta e ha fatto quel mestiere, che poi, magari, ti insegna a vivere. Ti insegna a vivere perché arrivi al punto che non t’importa di morire e allora decidi che ti va di vivere. Lei, però, è stata fortunata. Sì, perché Anselmo si era proprio innamorato.

Nessuno ci ha fatto caso all’inizio. Sarà di qualcuno, hanno pensato, perché in città non esistono cani randagi. In città è tutto lindo, pindo…

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